Saluto della Comunità Parrocchiale della Cattedrale a don Paolino

Ottobre 2006-settembre 2018. Fra queste due date è racchiusa la ricca attività pastorale di don Paolino Siri come parroco del Duomo. Un’attività pastorale iniziata in sordina, per oltre due anni alla presenza del predecessore mons. Giovanni Galliano che lasciava un’eredità difficile da gestire.

Un’eredità che però ha dato impulso ed è stata di guida e di sostegno all’attività del nuovo parroco, che di suo ha aggiunto uno straordinario spirito di iniziativa, un raro entusiasmo nell’affrontare nuove esperienze, una consolidata esperienza di vita comunitaria maturata nelle precedenti esperienze di guida parrocchiale.

Don Paolino si è trovato ad affrontare i problemi della parrocchia uniti a quelli che venivano dall’incarico di Vicario generale.

Ha affrontato le difficoltà con lo spirito giusto, non lesinando fatica e sacrificio, producendo una quantità infinita di sussidi per gli incontri, i corsi, le riflessioni, le adorazioni e tanto altro, arricchendo quanto proposto con innovazioni personali difficili da dimenticare (ricordiamo, fra tutte, le famose punture di spillo ai corsi di preparazione per il matrimonio cristiano).

Si è distinto per le sue omelie, sempre diverse, a volte fuori dagli schemi tradizionali, con silenzi che parlavano da soli. Omelie ricche e alla portata di tutti, che traducevano il messaggio evangelico con un linguaggio semplice e diretto.

La comunità oggi lo ringrazia per quanto ha saputo fare in questi 12 anni. Prima di tutto per l’attenzione alla Parola del Signore, che in ogni momento era sottolineata, esaltata, approfondita, spiegata, anche con l’aiuto di “esperti”, come negli incontri della lettura del Vangelo. Parola del Signore e preghiera, portata anche al difuori delle mura della canonica o della Cattedrale, con i rosari nei quartieri, con la devozione a San Rocco, tanto per citarne qualcuno. Un’azione pastorale che ha curato in modo particolare gli anziani, mai lasciati soli, e i giovani, ai quali ha saputo insegnare la bellezza della Parola del Signore, attraverso momenti di gioia e di arricchimento (come dimenticare la carovana del Natale, il presepe vivente, il catechismo, la festa della mamma, la festa della vita con il lancio di palloncini…).

La comunità oggi lo ringrazia per aver continuato l’opera di mons. Galliano, nel mantenimento delle strutture a lui affidate. Citiamo solamente il consolidamento di sant’Antonio e l’intervento alla copertura del Duomo. L’amore per Sant’Antonio e quello per la Cattedrale sono stati ereditati da monsignor Galliano ma sono stati vissuti intensamente in prima persona da don Paolino. Sant’Antonio, luogo eletto per le adorazioni eucaristiche, è stato valorizzato con concerti e momenti di preghiera. La cattedrale è fatta così: se uno la frequenta impara giorno dopo giorno a conoscerla meglio e ad amarla. E questo amore, che ha trovato il suo culmine nelle celebrazioni per i 950 anni dalla dedicazione, don Paolino ha voluto trasmetterlo agli altri, perché la bellezza di quello che uno ha aumenta di pregio se la si condivide con gli altri. E allora si è inventato le visite guidate, dove arte, musica e fede si sono unite in un tutt’uno richiamando, anche grazie a quel gran capolavoro del trittico del Bermejo, un numero importante di persone.

La comunità lo ringrazia per come ha saputo accompagnare le riflessioni con il canto… agli inizi qualcuno stupito commentava “Ma le sa proprio tutte” alludendo alla straordinaria memoria del parroco per tutte le strofe dei canti liturgici, ma anche per i canti che si fanno in compagnia. Memoria che gli ha permesso di ricordare date di compleanni e di anniversari: suonava il telefono e sentivi la sua voce intonare “Tanti auguri…”. Canto e amicizia: un binomio forte, fatto di semplicità. La comunità lo ringrazia quindi per i momenti conviviali che ha saputo organizzare, mettendo il grembiule e cucinando in prima persona, ma soprattutto insegnando che la convivialità serve per stringere amicizie, per rinsaldare quelle esistenti, per stare vicino a chi è solo, per gioire insieme di piccole cose che custodiscono grandi contenuti.

Grazie don Paolino per aver insegnato a pregare, per aver insegnato a guardare con fiducia all’immagine di Cristo Risorto. Grazie ancora di tutto, anche di quello che ci siamo dimenticati di dire. Gratitudine accresciuta dalla consapevolezza di non essere sempre stati all’altezza delle sue aspettative.

Adesso il nostro grazie per quanto è stato fatto in questi 12 anni è unito all’augurio che nella nuova esperienza che lo attende trovi lo stesso spirito di comunità in cammino e sempre in crescita, che si è instaurato tra noi grazie anche ai puntuali lavori ed alle discussioni di condivisione e di confronto emersi nel Consiglio pastorale Parrocchiale.

“Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”, con le parole del salmo accompagniamo la partenza di don Paolino nella fiducia che gli faranno compagnia, tra i suoi ricordi più belli, oltre a quelli di Altare, di Cairo, di Ovada, di Carpeneto… anche quelli di Acqui e dei tanti amici che lascia qui e che lo ricorderanno sempre nella preghiera riconoscente, con la certezza che ci saranno ancora momenti da condividere insieme.

(Messaggio letto dal Prof. Mario Piroddi, al termine della S. Messa di saluto di Don Paolino, celebrata in data Domenica 9 Settembre 2018 presso la Cattedrale di Acqui)

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